Un’app per la “dieta digitale”

Mi sapete consigliare una app che limiti l’utilizzo dello smartphone a certe fasce orarie?

(Marianna, madre di un ragazzo di 13 anni)

Un anno fa sulla nostra pagina Facebook ufficiale (facebook.com/psichedigitale) abbiamo condiviso un articolo a proposito di Dinnertime, un’app che permette di bloccare l’accesso alla rete durante fasce orarie prestabilite. L’App è disponibile nei principali online store.
Tuttavia, già al tempo avevamo colto l’occasione per invitare ad una riflessione: questa app è veramente utile? Installarla offre realmente dei vantaggi, o piuttosto è più ciò che stiamo perdendo?

Ci sono diversi dispositivi online per il cosiddetto “parental control” (cioè, il controllo da parte dei genitori sulla sicurezza della navigazione dei propri figli) ma a nostro parere non hanno tutti la stessa efficacia da un punto di vista educativo.
Ad esempio, in linea di massima consigliamo tutti quei dispositivi che permettano di bloccare a priori contenuti web non adatti ai minori, come Google SafeSearch. Spesso non siamo capaci di prevedere a monte quali saranno i contenuti visualizzati durante la navigazione (ad esempio, i risultati di una ricerca Google), questi “filtri” digitali fanno sì che tutto ciò che arrivi sullo schermo sia stato preventivamente valutato e selezionato in base ad un criterio di adeguatezza per l’età dei nostri figli.

Altro discorso riguarda app, come Dinnertime, che limitino in modo forzato l’utilizzo orario dello smartphone, del tablet e del pc. Se l’effetto desiderato è senz’altro auspicabile, sulla modalità per raggiungerlo nutriamo qualche perplessità.
Spieghiamo meglio: l’effetto ottenuto è oltre ogni dubbio positivo per la salute del ragazzo. Infatti è buona norma (per i più giovani, così come per gli adulti) limitare il tempo dedicato alla fruizione di contenuti online, in modo che questa non assorba tutto l’arco della giornata, togliendo l’opportunità di impegnarsi in altre attività “da disconnessi”, fondamentali sia per lo sviluppo psicofisico che per mantenere un buon livello di salute.
Un numero crescente di studi scientifici dimostra che gli stimoli connessi al mondo online possono disturbare alcune nostre abitudini quotidiane, diminuirne la qualità ed aumentare i livelli di tecnostress, con effetti importanti per la salute, specialmente se parliamo di chi attraversa il periodo dello sviluppo.

Nella quotidianità di un preadolescente esistono quindi attività che dovrebbero essere preservate dall’impegno e dalla distrazione veicolati dalle tecnologie digitali. Al di fuori delle ore scolastiche, questi momenti definiti “tech-free” dovrebbero essere:

  • i pasti, che possono essere un buon momento di scambio comunicativo col resto della famiglia;
  • lo studio, che richiede concentrazione e non può avvenire correttamente, se viene interrotto in modo costante da messaggi online;
  • prima di addormentarsi, momento in cui l’organismo ha bisogno di evitare stimoli troppo “attivanti” (come la luce dello schermo, stesso discorso vale per la televisione);
  • il sonno, che potrebbe essere continuamente disturbato dagli stimoli sonori e luminosi delle notifiche sullo smartphone.

App come Dinnertime risolvono il problema lasciando alla tecnologia stessa la responsabilità di limitare l’utilizzo dello smartphone: molto semplicemente, all’ora stabilita, il dispositivo si disconnette e non riesce più ad accedere ai contenuti online fino alla scadenza della fascia temporale precedentemente programmata.

Tuttavia, invitiamo a riflettere su quanto, in nome della comodità e dell’immediatezza del risultato, stiamo perdendo quando deleghiamo ad un’app questa incombenza: fare un patto con i propri figli significa responsabilizzarli, renderli partecipi della gestione delle proprie attività quotidiane, ma allo stesso tempo noi siamo presenti come adulti regolatori di tali attività. Questo è uno degli insegnamenti determinanti per lo sviluppo di un sano cittadino, ancor prima che di un cittadino digitale: ciascuno ha a disposizione i propri spazi di libertà ed autonomia, delimitati però da confini che garantiscano il proprio bene e quello altrui. Il ragazzo ha bisogno di sviluppare la capacità di autoregolarsi, indispensabile nella vita adulta, ma tale capacità non può che derivare da un controllo adulto ed un graduale passaggio all’autonomia.
Il ragazzo ha quindi bisogno di vivere ed imparare a gestire in modo sempre più autosufficiente la frustrazione nel momento in cui arriva il momento di “staccare” e lasciare il dispositivo da parte. Inizialmente il ruolo del genitore è fondamentale per il rispetto di questa buona abitudine, crescendo il ragazzo imparerà a fare da solo.

Se qualcuno dovesse mai promettere che questo percorso sia indolore sta mentendo: specialmente durante il periodo pre-adolescenziale, fare il genitore non è cosa facile. Il ragazzo sfida continuamente l’autorità dell’adulto nel tentativo di conquistare spazi di manovra sempre maggiori, ma ancora non possiede adeguata capacità di autoregolarsi e di proteggersi dai rischi insiti nell’attività autonoma. Questa è una costante di questo periodo dello sviluppo, ogni famiglia con figli adolescenti, in un modo o nell’altro, ci deve fare i conti.

In questo difficile compito, speriamo possano essere d’aiuto alcuni consigli:

  • preferire sempre il dialogo all’imposizione. Ottima l’idea di fare un patto con il proprio figlio ed a metterlo per iscritto. Il patto sancisce l’accordo tra le parti, una corresponsabilità. Se il figlio non lo rispetta l’adulto non lo sta ricattando, ma semplicemente sta ricordando che l’accordo può venire momentaneamente rivisto, o sospeso, in caso di mancato impegno di una delle parti. Diventare adulti significa prendersi responsabilità delle proprie azioni, ad esempio, evitando di iniziare una partita con una app di gioco, se già sa che così sforerà l’orario concordato;
  • ricordare sempre che lo smartphone non è proprietà del ragazzo. Sono dei genitori i soldi spesi per comprarlo, per pagare le ricariche, è di un genitore l’intestazione della SIM card. Il ragazzo ha il “comodato d’uso” dello strumento, ovvero lo può utilizzare fintanto che rispetta i termini dell’accordo;
  • il resto della famiglia deve dare il buon esempio. Durante i momenti tech-free, ad esempio, tutti i membri della famiglia potrebbero riporre i telefonini in uno spazio comune, ed il wifi domestico può venire spento. Le regole sono più facilmente rispettate, se tutti le seguono. Se le regole valgono solo per il figlio “perché è piccolo” è molto probabile che le rifiuterà. Inoltre, anche gli adulti e la famiglia nel suo insieme possono trarre benefici dal vivere momenti tech-free, come un pasto con la televisione spenta;
  • cercare collaborazione con le altre famiglie. dietro lo schermo c’è un mondo di relazioni, informazioni, novità, dibattiti, banali per gli adulti ma importantissimi per i ragazzini. Anche per questo è difficile staccarsi dallo smartphone, magari lasciando a metà una discussione di “vitale” importanza. Negli Stati Uniti la chiamano FOMO, letteralmente la “paura di perdersi qualcosa”. Questa difficoltà a staccarsi dallo schermo può essere facilitata, ad esempio, se il ragazzo sa che anche i suoi compagni di chat durante determinati orari non parteciperanno alle discussioni. Si potrebbe allora proporre ai genitori dei suoi compagni di classe di stabilire di comune accordo degli orari liberi dalla tecnologia, in modo che al momento dato le chat siano inattive ed ragazzino sa che non corre il rischio di perdersi qualcosa.
  • proporre alternative “analogiche” a sostituzione del passatempo digitale. per accompagnare il momento dell’addormentamento, ad esempio, è molto più indicato un libro di narrativa per ragazzi.
In conclusione: il mondo digitale ci offre delle opportunità allettanti per gestire meglio le difficoltà della nostra vita quotidiana. Tuttavia, nessuna app potrà mai sostituire efficacemente il ruolo educativo del genitore, dell’insegnante, degli adulti di riferimento. L’era digitale ci pone di fronte a sfide di una nuova complessità di fronte alle quali non possiamo far altro che rimboccarci le maniche ed armarci di pazienza e competenze. L’unica app efficace, in questo ambito, siamo noi.
Dott. Michele Piga – Psicologo

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